Deformazioni
Deformazioni permanenti causate da un terremoto
Gli effetti che un terremoto produce sulla superficie terrestre, si dividono in transienti e permanenti.
Gli effetti transienti sono le oscillazioni che avvengono durante e immediatamente dopo il terremoto, ovvero le onde sismiche: questi vengono percepiti soltanto dai sismometri, in caso di eventi di piccola magnitudo, o da persone e strumenti, per eventi di magnitudo elevata. Sono dunque effetti che hanno inizio e fine in un intervallo di tempo limitato, la cui durata è anch’essa proporzionale alla magnitudo del terremoto.
Proporzionale alla magnitudo è anche l’estensione dell’area in cui si possono registrare le oscillazioni, che va dai pochi km alle migliaia di km per i terremoti più forti. Le oscillazioni prodotte dai terremoti di Magnitudo circa maggiore di 5, vengono registrate in tutto il globo terrestre.
Viceversa, gli effetti permanenti che un terremoto produce hanno una estensione molto limitata (dell’ordine del chilometro) anche per i terremoti più forti, e variano fortemente con il tipo di frattura che ha generato il terremoto stesso, come vedremo nei tre esempi considerati nelle figure.
Tali effetti consistono in uno spostamento non elastico, ovvero un punto che si muove durante l’evento sismico non torna nella sua posizione iniziale, modificando in modo permanente la sua posizione.
L’entità di questo spostamento è proporzionale alla magnitudo ed è tanto maggiore quanto più la faglia è vicina alla superficie.
Viene misurato in tre componenti, due sul piano orizzontale, che indicano spostamenti nelle direzioni Est-Ovest e Nord-Sud, e una verticale che descrive un innalzamento o un abbassamento.
Gli effetti che un terremoto produce sulla superficie terrestre, si dividono in transienti e permanenti.
Gli effetti transienti sono le oscillazioni che avvengono durante e immediatamente dopo il terremoto, ovvero le onde sismiche: questi vengono percepiti soltanto dai sismometri, in caso di eventi di piccola magnitudo, o da persone e strumenti, per eventi di magnitudo elevata. Sono dunque effetti che hanno inizio e fine in un intervallo di tempo limitato, la cui durata è anch’essa proporzionale alla magnitudo del terremoto.
Proporzionale alla magnitudo è anche l’estensione dell’area in cui si possono registrare le oscillazioni, che va dai pochi km alle migliaia di km per i terremoti più forti. Le oscillazioni prodotte dai terremoti di Magnitudo circa maggiore di 5, vengono registrate in tutto il globo terrestre.
Viceversa, gli effetti permanenti che un terremoto produce hanno una estensione molto limitata (dell’ordine del chilometro) anche per i terremoti più forti, e variano fortemente con il tipo di frattura che ha generato il terremoto stesso, come vedremo nei tre esempi considerati nelle figure.
Tali effetti consistono in uno spostamento non elastico, ovvero un punto che si muove durante l’evento sismico non torna nella sua posizione iniziale, modificando in modo permanente la sua posizione.
L’entità di questo spostamento è proporzionale alla magnitudo ed è tanto maggiore quanto più la faglia è vicina alla superficie.
Viene misurato in tre componenti, due sul piano orizzontale, che indicano spostamenti nelle direzioni Est-Ovest e Nord-Sud, e una verticale che descrive un innalzamento o un abbassamento.
![]() |
|
| Nelle figure le frecce sul piano inferiore indicano lo spostamento in cm sul piano orizzontale (la scala delle frecce è indicata in basso), mentre il piano superiore, a colori, indica lo spostamento verticale in cm la cui entità è descritta dalla scala di colori sulla sinistra. Le linee nere a tratto continuo, limitate dai quadratini colorati, indicano le proiezioni in superficie del lato più superficiale del piano di faglia. Le linee tratteggiate sono le proiezioni sulla superficie dei bordi laterali e del lato più profondo del piano di faglia. Insieme rappresentano dunque l'intero piano di faglia proiettato sulla superficie. Le tre figure illustrano come si è modificato, in modo permanente, il terreno a seguito di tre diversi eventi: il terremoto dell’Irpinia, 1980, in figura 1, le due scosse del 26 Settebre 1997 della sequenza sismica dell’Appennino Umbro-Marchigiano, in figura 2 (la faglia più a sud è quella che ha generato l’evento delle ore 02.33, quella più a nord ha generato l’evento delle 11.40), e il terremoto del Friuli,1976, in figura 3. |




