fagliazione sismica
Fagliazione durante un terremoto
All’origine di un terremoto c’è un fenomeno di frattura che avviene lungo una superficie di debolezza della crosta terrestre chiamata faglia. La frattura si origina in profondità (ipocentro del terremoto) e si propaga sul piano di faglia, talvolta fino a raggiungere la superficie terrestre
Con il progredire della frattura, si genera lo scorrimento dei suoi due lati, vale dire si origina la dislocazione (differenza tra lo spostamento di un lato della faglia rispetto all’altro). I terremoti di forte magnitudo (M>6.0) sono quelli che con maggiore probabilità generano fratture sulla superficie terrestre: in questi casi è possibile osservare direttamente in superficie la dislocazione della faglia.
Le onde elastiche (sismiche) sono emesse dal fronte di rottura che si propaga sul piano di faglia dall’ipocentro ai suoi bordi (figura 2). In altre parole, la frattura si origina in un punto chiamato ipocentro, e si propaga con una velocità che può raggiungere valori prossimi a 3.2 km/s. Progressivamente il fronte di rottura raggiunge porzioni diverse del piano di faglia che a loro volta iniziano ad emettere onde sismiche. Il processo di frattura lungo una faglia di circa 36 km, come quella che si è mossa durante il terremoto dell’Irpinia, avviene in soli 10-12 secondi: un tempo brevissimo a dimostrazione del fatto che un terremoto è un evento istantaneo rispetto ai lunghissimi tempi di accumulo delle energie (dell’ordine delle decine o centinaia di anni) necessarie per generare l’evento stesso.
Le onde sismiche generate dal fronte di rottura si propagano nella crosta terrestre e vengono registrate dai sismometri posti in prossimità delle strutture sismogenetiche. Le registrazioni delle onde forniscono i dati fondamentali per la ricostruzione dei processi fisici che caratterizzano la sorgente sismica. A tal fine è necessario conoscere la struttura del mezzo attraversato dalle onde ed utilizzare strumenti di registrazione che permettano la riproduzione fedele del movimento del terreno durante il terremoto. Per analogia si pensi alla possibilità di ricostruire il suono emesso da una chitarra suonata attraverso una linea telefonica e registrata dalla parte opposta delle linea (figura 3). In questo esempio la chitarra rappresenta la sorgente, la linea telefonica la propagazione delle onde nell’interno della Terra ed il registratore il sismometro. Al fine di studiare la sorgente sismica è necessario rimuovere dalle registrazioni del moto del suolo (sismogrammi) gli effetti della propagazione e dei sistemi di registrazione.
Lo studio della sorgente sismica si concretizza nel caratterizzare l'entità della dislocazione sul piano di faglia e nel vincolare l’evoluzione nello spazio e nel tempo del processo di rottura sul piano. In altre parole si cerca di ricostruire la propagazione della rottura sul piano di faglia e di stabilire il valore della dislocazione (spostamento relativo di un lato della faglia rispetto all’altro) in diversi punti della faglia. Per questi scopi sono necessarie osservazioni dei processi sismogenetici molto dettagliate ed ottenute con strumenti di misura di elevata tecnologia.
All’origine di un terremoto c’è un fenomeno di frattura che avviene lungo una superficie di debolezza della crosta terrestre chiamata faglia. La frattura si origina in profondità (ipocentro del terremoto) e si propaga sul piano di faglia, talvolta fino a raggiungere la superficie terrestre
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| (figura 1). |
Con il progredire della frattura, si genera lo scorrimento dei suoi due lati, vale dire si origina la dislocazione (differenza tra lo spostamento di un lato della faglia rispetto all’altro). I terremoti di forte magnitudo (M>6.0) sono quelli che con maggiore probabilità generano fratture sulla superficie terrestre: in questi casi è possibile osservare direttamente in superficie la dislocazione della faglia.
Le onde elastiche (sismiche) sono emesse dal fronte di rottura che si propaga sul piano di faglia dall’ipocentro ai suoi bordi (figura 2). In altre parole, la frattura si origina in un punto chiamato ipocentro, e si propaga con una velocità che può raggiungere valori prossimi a 3.2 km/s. Progressivamente il fronte di rottura raggiunge porzioni diverse del piano di faglia che a loro volta iniziano ad emettere onde sismiche. Il processo di frattura lungo una faglia di circa 36 km, come quella che si è mossa durante il terremoto dell’Irpinia, avviene in soli 10-12 secondi: un tempo brevissimo a dimostrazione del fatto che un terremoto è un evento istantaneo rispetto ai lunghissimi tempi di accumulo delle energie (dell’ordine delle decine o centinaia di anni) necessarie per generare l’evento stesso.
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| Figura 2 |
Le onde sismiche generate dal fronte di rottura si propagano nella crosta terrestre e vengono registrate dai sismometri posti in prossimità delle strutture sismogenetiche. Le registrazioni delle onde forniscono i dati fondamentali per la ricostruzione dei processi fisici che caratterizzano la sorgente sismica. A tal fine è necessario conoscere la struttura del mezzo attraversato dalle onde ed utilizzare strumenti di registrazione che permettano la riproduzione fedele del movimento del terreno durante il terremoto. Per analogia si pensi alla possibilità di ricostruire il suono emesso da una chitarra suonata attraverso una linea telefonica e registrata dalla parte opposta delle linea (figura 3). In questo esempio la chitarra rappresenta la sorgente, la linea telefonica la propagazione delle onde nell’interno della Terra ed il registratore il sismometro. Al fine di studiare la sorgente sismica è necessario rimuovere dalle registrazioni del moto del suolo (sismogrammi) gli effetti della propagazione e dei sistemi di registrazione.
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| Figura 3 |
Lo studio della sorgente sismica si concretizza nel caratterizzare l'entità della dislocazione sul piano di faglia e nel vincolare l’evoluzione nello spazio e nel tempo del processo di rottura sul piano. In altre parole si cerca di ricostruire la propagazione della rottura sul piano di faglia e di stabilire il valore della dislocazione (spostamento relativo di un lato della faglia rispetto all’altro) in diversi punti della faglia. Per questi scopi sono necessarie osservazioni dei processi sismogenetici molto dettagliate ed ottenute con strumenti di misura di elevata tecnologia.




